FALL in love with…Le Marais – Paris

Il mio rimedio allo stress delle ultime settimane (nuovo lavoro, nuova città, ricerca casa, pratiche da chiudere prima di lasciare Milano…si sa, io sono una che gestisce bene e senza ansia i cambiamenti….) ?!
Un volo per Parigi e un taxi destinazione Rue des Archives: mi basta mettere piede nel mio appartamentino nel Marais, al quarto piano (senza ascensore… effettivamente il rischio è sempre quello di perdere un polmone prima, soprattutto con la mia solita valigia leggera leggera al seguito…), con vista sui tetti parigini e già l’umore migliora.
 
E i quattro giorni di vita da parisienne che ho appena trascorso (mi sono concessa un weekend leggermente più lungo del normale…) sono stati davvero terapeutici. Quattro giorni fitti fitti, anche se sarà ormai la duecentesima volta che ci torno, tra le passaggiate per i miei posti del cuore, a cui ormai lego tantissimi ricordi e dove è sempre bello tornare, e la scoperta di nuovi angoli ed eventi particolari. Non c’è stato davvero il tempo per annoiarsi. 
 
A voi una breve sintesi di ciò che ho fatto, da cui prendere spunto per le prossime trasferte nella Ville Lumière. Date una letta, ce n’è per tutti i gusti.
(scroll down for English version)
 

ARTE
 
Un po’ di arte a Parigi non guasta mai. Niente musei o mostre tradizionali questo giro, però: precedenza ad altre forme di espressione artistica.
 
Fotografia: niente male, alla fine di una lunga passeggiata dal Marais agli Champs Elysées, la visita alla Gagosian Gallery, dove sono esposte fino al 22 novembre le foto di Peter Lindbergh (andateci se siete in zona , ne vale davvero la pena!) 
 

 

 

 

 

 
 
Street art: che fortuna, sabato sera La Nuit Blanche, con centinaia di eventi artistici e culturali sparsi in tutta Parigi a partire dalle 19. Io ho scelto il percorso Open Musée street art contemporain in partenza dalla Gare d’Austerlitz: una linea blu tracciata sul marciapiede, da seguire a mo’ di Pollicino, e una ventina di tappe corrispondenti ad altrettante installazioni di street art. Davvero divertente e diverso dal solito. Consiglio anche questo, in fondo la maggior parte sono murales (decisamente belli, guardate alcune foto che ho scattato), mica li avranno lavati via dai muri del quartiere, no?!?
 

 

Cinema: cosa c’è di meglio, in una grigia domenica pomeriggio autunnale, che chiudersi al cinema? Ancor meglio se puoi andare nel cinema d’Essai davanti al Beaubourg a vedere Saint Laurent (quello di Bertran Bonello, quello scandalo non riconosciuto dalla famiglia per intenderci) in lingua originale in mezzo a una platea di appassionati cinefili francesi. Ecco, in questo caso, mi sento di consigliare l’esperienza, il film un po’ meno: lungo, eterno, lento..e grazie al cielo avevo già visto l’altro Yves Saint Laurent questa primavera (decisamente più appassionante!) altrimenti non avrei nemmeno capito nulla della storia.
 

 

CIBO
 
E ovviamente che fai, non ti cibi a Parigi? Quattro giorni, quattro pranzi, quattro cene. E alcune tappe che sicuramente meritano una menzione.
 
Le Pain Quotidien: una tradizione di Rue des Archives, fermarsi qui per un caffè mattutino da bere seduti ai tavoli all’aperto o portarsi via per sorseggiarlo durante una lunga passeggiata al sole. E non bisogna perdersi poi il brunch, con scelta tra formule combinate (uova, salmone, insalata, yogurt, granola, brioche, pain au chocolat, pane e marmellata – e le loro creme alla nocciola e al cioccolato bianco valgono da sole la pena dell’attesa!) e piatti bio vegetariani a base di hummus, quinoa, lenticchie, verdure e tutte quelle altre cosine che a me piacciono tanto…
Café Beaubourg: alternativa in zona Marais per un pranzetto all’aperto davanti al Beaubourg, un angolino tranquillo e ben frequentato (il locale è sempre del gruppo Beaumarly, proprietario anche del Costes e di Georges) dove poter scegliere tra petit déjeuner, formula brunch o uno dei piatti classici che ormai contraddistinguono molti menu dei ristoranti del gruppo (particolarmente degni di lode tartare e hamburger!), e nel frattempo osservare l’andirivieni della piazza e gli artisti di strada nelle loro esibizioni. Pas mal anche questo!
Merci: siamo sempre nel Marais, Boulevard Beaumarchais, concept store di tendenza, ma anche tre ristoranti, uno più particolare dell’altro. Sensazionale (e l’aggettivo non è sprecato) il mio pranzo nel ristorantino al piano seminterrato: tutti cibi biologici, menù a lavagna, scelta tra diverse salades du comptoir (che attingono direttamente all’orto sul retro), soup du jour, jus du jour, e poi i dolci…crumble con lamponi e cheesecake light (??…mah, ho i miei dubbi, ma in ogni caso era divino!). Merita anche un giretto per il reparto casa: non so, nel caso aveste un disperato bisogno di un pela-carote fatto a temperino gigante arancione , ecco lì lo trovate.

 

 

 

 

 

 

 

 

Dessance: nuovo ristorantino in Rue des Archives davanti a casa, sempre pieno, compio l’errore di buttare un occhio al menù affisso all’ingresso solo l’ultimo giorno e cosa leggo?! Premier restaurant gastronomique de cuisine du sucré. Cioè, in poche parole, si servono solo ed esclusivamente piatti a base di zuccheri. Il mio paradiso insomma. E io me lo sono perso. Per ora.
Ma in anteprima alcune foto scattate dalla mia “inviata speciale”, che è riuscita a provare il menù degustazione. Giudizio: sembra che ci sia stato da leccarsi i baffi. Intanto ammiro la fantastica presentazione dei piatti. E prenoto già per la prossima volta.
Germain: altro ristorante del gruppo Beaumarly, zona Saint Germain, ci sono andata di venerdì sera ed apparentemente è davvero the place to be delle serate parigine. Bella gente, tanta gente. Il cibo molto buono (io ho scelto il cabillaud légumes verts), il servizio un po’ spocchioso. Consiglio di provarlo anche di giorno: gli arredi interni (con tanto di scultura enorme gialla a forma di donna che attraversa il soffitto) secondo me meritano di essere visti alla luce del giorno e non al lume di candela!
Miss Ko: traversata in taxi di mezza Parigi direzione Champs Elysées, ristorante fusion, con commistioni giapponesi, vietnamite, indiane e chi più ne ha più ne metta. Locale enorme e un po’ troppi gruppi e turisti (era da immaginarselo data la zona), ma il cibo è stato davvero tale da dimenticare tutto il resto. La mia scelta? Cod & Kō (Pavé de black cod mariné, wok de légumes frais & croquants, purée parfumée au gingembre). Me ne sarei mangiati altri due piatti da quanto era buono. Belli gli arredi interni, il tavolo comune al centro con la base a video scorrevoli, la cucina a vista e il menù dei dolci fatto a carta di imbarco. Da andarci. O da ritornarci. 
 
La Chambre aux Confitures: non un ristorante, in questo caso, ma una tappa obbligata di qualsiasi passeggiata nel Marais. Preferibilmente a stomaco vuoto. E’, infatti, il vero e proprio paradiso della marmellata: centinaia di vasetti a tutti i gusti a decorare le pareti di questa piccola camera delle meraviglie. E dimenticate i classici e banali gusti fragola o pesca: qui si sceglie tra Fraise à la RoseFraise à la MentheFraise et Framboise e poi ancora Poire et GimgembrePoire et NoisettePoire et VanilleFruits de saison, ma anche Friponnes et Chocolates (a base di cioccolato e alcolici), Sucrés et Salés (per accompagnare i formaggi) e Miels. Barattolini aperti per tutti, possibilità di assaggiare qualsiasi gusto, più e più volte: vi lascio immaginare cosa sono riuscita a combinare. Verdetto? Li avrei comprati tutti, causa peso limite in valigia, però, ho optato per Ananas Coco et Vanille, il mio preferito. Peccato che poi l’abbia lasciato nel bagaglio a mano e l’ufficiale dell’aeroporto me l’abbia requisito temendo un rischiosissimo attentato terroristico gourmet da parte mia. Buon per sua moglie che ora si starà facendo delle mega colazioni. Io mi salvo con la possibilità di ordinare online. W l’e-commerce.
 

 

 
FASHION
 
Parigi, la culla dell’alta moda, le grandi boutique di Faubourg Saint Honoré e i piccoli stilisti di tendenza del Marais. E poi Primark, in tre centri commerciali a mezz’oretta di metro/RER da casa. Serve dire altro?
La mia valigia al ritorno aveva un peso equivalente a quando sono tornata da Formentera (con i vestiti e libri di un mese). Ops.
 
FITNESS
 
Sono sempre stata convinta che fare sport in una città o destinazione di vacanza te la fa sentire più tua (oltre a ridurre i sensi di colpa per i sovra citati innumerevoli peccati di gola).
Questo vale ancor più per Parigi. Con il sole la corsetta sulla Senna è un must: talmente è affascinante il paesaggio che guardandoti intorno ti dimentichi della fatica e macini chilometri su chilometri senza rendertene conto.
E poi, con le prime giornate di pioggia autunnali, poteva una addicted di Bikram Yoga come me non rinchiudersi nel centro di rue Simon Le Franc, a due passi da casa? Ovvio che no. Due lezioni in due giorni e un effetto pace dei sensi che nemmeno la sveglia alle 5 dell’ultimo giorno, per prendere il primo volo del mattino, è riuscita a turbarmi.
 
 
 
E concluderei con un classicissimo, ma sempre valido J’adore Paris.
Anzi, mi correggo: l’avete letto sopra, non serve andare molto lontano da casa per trovare molti dei miei posti del cuore parigini…non resta altro da dire se non… 
 J’adore Le Marais
 
Et à bientot. 🙂
 
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My remedy to the stress of the past few weeks (new job, new city, house-hunting, stuff to close before leaving Milan….you know, I’m very good at managing the anxiety of change…)?!
A flight to Paris and a taxi, destination Rues des Archives: I just need to step into my apartment in the Marais, fourth floor (without elevator, actually the risk is always to loose a lung before getting to the top, especially with my usual very light suitcase with me…), with a view on parisian roofs, and my mood already gets highly better.
 
And the four days of “parisienne” life I’ve just spent (I let myself a slightly longer weekend than standard ones…) were really therapeutic. Four super busy days, even if it’s already the hundredth time I go there, between walks to my heart places, where I already have so many memories and where it’s always good to be back, and the discovery of new spots and events. Actually, there wasn’t really the time to get bored. 
 
There you are a brief synthesis of what I did, which could be of inspiration for your next trips to the “Ville Lumière”. Have a look, there’s something for everybody’s taste.
 
 
ART
 
A little bit of art in Paris never spoils. No museums nor exhibitions this time, though: priority to other forms of artistic expression.
 
Photography: not bad, at the end of a long walk from Marais to Champs Elysées, the visit to the Gagosian Gallery, where there’s the exposition, until November 22nd, of Peter Lindbergh‘s photos (go there if you’re nearby, it’s totally worth it!) 
 
Street art: what a luck, saturday evening La Nuit Blanche, with hundreds of artistic and cultural events all around Paris, starting from 7 p.m. I choose the itinerary Open Musée street art contemporain from Gare d’Austerlitz: a blue line drawn on the sidewalk, to be followed as Tom Thumb, and about twenty stops corresponding to as much street-art installations. Really amusing and different from the usual. I suggest this too, actually most are murales (really amazing, have a look to some of the pictures I took), I don’t think they’ve already washed them off the walls, do you?!
Cinema: what is better, in a grey fall sunday afternoon, than going to the cinema? Even better if you can go to the Essai cinema in front of Beaubourg and see Saint Laurent (the one by Bertrand Bonello, that is the scandal one non approved by the family) in original voice and in the middle of a public of french cinema lovers. Well, in this case, I’d like to suggest the experience in itself, not the movie: long, endless, slow…and thank God I had already seen the other Yves Saint Laurent movie last spring (undoubtedly more passionating!), otherwise I wouldn’t have understood anything of the story.
 
 
FOOD
 
And obviously don’t you eat in Paris? Four days, four lunches, four dinners. And some venues that are definitely worth a mention. 
 
 
Le Pain Quotidien: a tradition in Rue des Archives, stopping here for a morning coffee to be drunk at the tables outside or to be taken away and sipped during a long walk in the sunshine. And you don’t have to loose the brunch here neither, with a choice among combined formulas (eggs, salmon, salad, yogurt, granola, croissants, pain au chocolat, bread and jam – their nuzelnut and white chocolate creams are by themselves worth the waiting!) and bio vegetarian plates with hummus, quinoa, lentils, vegetables and all those other little things I love…
 
Café Beaubourg: an alternative, in the Marais, for a quick lunch outdoor, in front of Beaubourg; a quiet spot, well frequented (the venue is of the group Beaumarly, which also owns Costes and Georges), where you can choose amont the breakfast formula, the brunch fromula or one of the classical dishes that are typical of many lists of the group’s restaurants (particularly worth it the tartare and the hamburger!) and in the meantime watch the coming and going in the square and the street artists in their exhibitions. Pas mal this one too!
Merci: still in the Marais, Boulevard Beaumarchais, concept store but also three restaurants, one more characteristic than another. Sensational (the adjective is not wasted) my lunch in the basement restaurant: all bio food, blackboard list, choice among different “ salades du comptoir” (which draw right from the little vegetable garden on the back), “soup du jour”, “jus du jour”, and then the desserts…raspberry crumble and cheesecake light (??…I’ve got my doubts, but it was divine!). It’s also worth to take a tour in the household department: who knows, in case you desperately need a huge orange sharpener to peel carrots, well, you can find it there.
 
Dessance: new venue in Rue des Archives, right in front of home, always full, I make the mistake of having a look at the list on the entrance door only the very last day and what do I read? “Premier restaurant gastronomique de cuisine du sucré”. That is, the only serve sugar plates. In other words, my paradise. And I missed it. For the moment.
But you can see a preview with some of the pictures taken by my “special reporter”, who managed to try the tasting menu. Judgement: it looks like it was finger-lickin’ good. In the meantime, I admire the amazing course presentation. And already book a table for the next time.
Germain: other restaurant owned by the Beaumarly group, Saint Germain neighborhood, I want there on a Friday night and apparently it’s reallt the place to be of parisian nights. Beautiful people, a lot of people. The food is excellent (I chose the “cabillaud légumes verts”), the service a little bit snotty. I suggest to try it in daytime: the interior design (with also a huge yellow woman-shaped sculpture that crosses the ceiling) deserve to be seen in daylight and not  in candlelight!
Miss Ko: taxi trip crossing Paris, direction Champs Elysées, fusion restaurant, with a medley of japan, vietnamise, indian and whatever else cooking tradition. Enormous venue and maybe too many groups and tourists (it was imaginable, seen the location), but the food is so amazing that you forget anything else. My choice? “Cod & Kō (Pavé de black cod mariné, wok de légumes frais & croquants, purée parfumée au gingembre)”. I would have eaten other two dishes, for how good it tasted. Thumbs up for the interior design, the common table in the middle, with monitors under it, the open kitchen and the dessert list shaped as a boarding pass. Must go there. Or go back.
 
La Chambre aux Confitures: it’s not a restaurant, but it’s anyhow an obliged stop-over of every walk in the Marais. Preferably with your empty stomach. It’s, indeed, the real paradise of marmelades and jams: hundreds of jars with all flavours to decorate the walls of this little wonder room. And forget the classical and banal flavours such as strawberry and peach: here you choose among “Fraise à la Rose”, “Fraise à la Menthe”, “Fraise et Framboise” and again “Poire et Gimgembre”, “Poire et Noisette”, “Poire et Vanille”. “Fruits de saison”, but also “Friponnes et Chocolates” (with chocolate and alchool basis), “Sucrés et Salés” (to side cheese platters) and “Miels”. 
Open jars for everyone, possibility to taste any flavour, more and more times: I let you imagine what I made. Verdict? I would have bought all of them, but because of my luggage weight limit I opted for “Ananas Coco et Vanille”, my favourite. Pity that I then left it in the hand-luggage and the airport official requisited it, as he feared a super dangerous terroristic “gourmet” attack from my side. Better for his wife who is having delicious breakfasts now. I’m save thanks to the possibility to order on line. God save the e-commerce!
 
FASHION
 
Paris, the cradle of high fashion, the big boutiques in Faubourg Saint Honoré and the new emerging designers in the Marais. And then Primark, in three shopping centers half an hour of subway/RER from home. Shall I say something else?
My suitcase on the way back had the same weight of when I came back from Formentera (with clothes and books for one month). Ops.
 
FITNESS
 
I’ve always been convinced that practicing a sport in a city or holiday destination makes you feel it more “yours” (besides reducing the sense of guilty due to the above mentioned meals).
It’s even more true when it comes to Paris. With the sun, jogging along the Seine is a must: the landscape is so fascinating that, while watching around, you forget the effort and stack up miles and miles without feeling tired.
Then, with the first rainy fall days, could a Bikram Yoga addicted like me not go to the studio in rue Simon Le Franc, just 5 minutes from home? Of course not. Two lessons in two days and a peaceful effect that didn’t disappear even with the last day 5 a.m. alarm clock that I put to take the first morning flight.
 
Thus, I conclude with a super classic, ma always valid J’adore Paris.
Or better, I correct: you’ve just read it, you don’t need to go very far away from home to find most of my parisian heart places…so there’s nothing more to say than 
J’adore Le Marais
Et à bientot. 🙂
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