Formentera, I’m in love – Summer 2014

 

Eccomi qui, dopo settimane di latitanza. Non sono morta, non sono stata rapita dagli alieni, non sono finita in nessuna delle mie solite avventure da Indiana Jones senza lieto fine. Mi sono semplicemente trasferita (solo temporaneamente, purtroppo) a Formentera. Ed ho staccato completamente da tutti e da tutto, compreso il blog.

 
Le intenzioni iniziali erano totalmente diverse: doveva essere un mese di distacco dall’isteria e dalla frenesia del lavoro di tutti i giorni nel mio pazzo, folle mondo del marketing, un mese per godermi l’isola, scrivere sul blog, leggere, riposarmi, ritrovare me stessa. 
Ma, già lo saprete, nella mia vita nulla va mai come l’avevo programmato. 
Ed ho staccato, sì, ma talmente tanto che anche gli iniziali propositi di tenere costantemente aggiornato il blog non sono stati per nulla mantenuti.
 
Ecco quindi che, al posto di uno, due, dieci post che avevo immaginato su spiaggie e ristoranti consigliati per una perfetta vacanza a Formentera, ne scriverò solo uno su quella che è stata la MIA vacanza e la MIA Formentera (per qualsiasi informazione più da guida turistica c’è sempre il post che avevo già pubblicato a questo link, oppure fate semplicemente come me…improvvisate e lasciatevi guidare dal passaparola e dallo spirito dell’isola!)






 
Pronti? Ecco i ricordi del mio mese formentereno (nonchè le ragioni per cui ogni volta che torno lascio un pezzetto di cuore su quest’isola):
 
 
– Lo yoga mattutino al suono di Yammm, Lammm e Rammmm e la meditazione al tramonto sotto il fico, che all’inizio ero ancora bella esaurita e due tre canti indiani male non hanno fatto. E in ogni caso non era da sottovalutare la componente di appagamento estetico dato dal guru Siri (che poi tanto tanto si dichiarava contro la globalizzazione e alla fine si è scoperto che aveva pure una pagina facebook. E vabbè…)




 

– le eterne giornate distesa sulla sabbia (sì, anch’io so abbandonare il lettino, me ne sono stupita da sola) a Levante, Vogamari, Es Codol Foradat, La Fragata, o in qualche caletta nascosta lungo la spiaggia di Mitjorn, con le immancabili playlist di Spotify sempre di sottofondo, a fissare il mare con un improbabile sorriso ebete stampato in faccia..









 

– i tramonti al Moli de Sal, al Piratabus, al Lucky, al 10.7 e le foto ormai tutte uguali che però quelle no, non stancano mai..














 

 



 




– le serate di luna piena al Codice Luna e le stelle cadenti dal terrazzo, che però forse erano aerei, chi lo sa (e tanto i desideri che si avverano, questi sconosciuti..)
 
 
 
– la colazione a casa con tavola imbandita ogni mattina e la seconda tappa caffè obbligata al Cana Pepa, che alla fine vuoi mettere come ti senti autoctona a sederti ormai sempre nello stesso posto e ordinare “il solito”?!










 
 
– i branchi interi di calamari divorati alla griglia in tutti i ristoranti dell’isola, ma il preferito resta sempre quello di Levante alle cinque del pomeriggio, e la paella del Pelayo a mezzanotte, che ti ritrovi a ripulire la padella fino all’ultimo chicco di riso e chi se ne importa se l’igiene è opinabile, anzi, ne è valsa la pena tornarci ben tre volte.. i topini trapezisti di Sa Platgeta e l’imperdibile vaso gelato del Moli de Sal (l’importante alla fine è essere versatili e adattarsi a tutto).. e tutte le nuove scoperte, da Es Cupina al Can Forn, che poi però resta ancora da provare A Mi Manera (e potrebbe essere già una scusa sufficiente per tornare al più presto..)


















 

– le cene nel patio di casa con calamaro (sempre lui) take away da Pascual e gli aperitivi ballerini in terrazza, le serate che partono con “stasera non si fa troppo tardi” e poi ci si ritrova senza volerlo alle 4 di mattina ancora al Blue Bar senza più sonno e le feste a casa di sconosciuti, con invito last minute al parcheggio del Lucky, che ti presenti ancora in costume, pareo e salsedine e non te ne potrebbe importare di meno..e poi non dimentichiamo il concerto degli Heartbeat in piazza a St. Ferran la notte di Ferragosto, per fare anche un po’ le groupie per una sera..








 
– le giornate in famiglia, perché la mamma è sempre la mamma e stranamente ci si voleva pure bene, e anche la zia, che però sembra più tua cugina perché ha meno rughe di te, non poteva mancare per completare il trio di blondies..la compagna di avventure cubane che decide di raggiungerti all’ultimo minuto sull’isola e le amiche che non ti vedi da anni ma recuperi tutto in tempo zero.. e poi i nuovi amici, che tanto in vacanza ogni giorno vale come un mese e alla fine ti sembra di conoscerli da anni..
 
 
 
 
 
 
 
 
 
– la pandina bianca con Kiss FM 93.1 sempre di sottofondo per cantare a squarciagola ad ogni ora del giorno e della notte (iindovinate cosa sto ascoltando ora in streaming dall’ufficio?), il bussolotto giallo senape senza aria condizionata che ti squagliavi solo a guardarlo, altro che bevande drenanti, e il Typhoon super tamarro che parte solo con la pedalina, perché ovviamente capitano sempre tutte a me (ma contrariamente ad ogni aspettativa sono sopravvissuta indenne e non ho nemmeno un graffio..)
 
 
 
 
– i dieci libri portati in valigia e i tre libri realmente letti, perchè, sembra strano ma è così, non ce n’era quasi il tempo (Leslie Lokko però non smentisce mai, e per i due giorni in cui ho letto Innocenti Bugie non c’ero davvero per nessuno..)


 




– il patio della Casba 35 con lo hierbas di mezzanotte prima di andare a dormire e poi casa Oya, con un andirivieni di coinquilini degno de “L’appartamento spagnolo”, le sedute pre-serata con i miei preziosi fashion stylist/consiglieri  personali e il rientro a casa alle 6 del mattino in punta dei piedi per non svegliare nessuno (e sentirsi nuovamente un po’ quindicenne..) 

 
 


– l’assenza di qualsiasi sveglia mattutina per un mese di fila..e rendersi conto che comunque hai dormito solo cinque ore a notte ma sei fin troppo riposata e delle solite occhiaie da panda non ce n’è più nemmeno l’ombra..

 

Ecco, queste sono state le mie tante vacanze in una.

Servono altre ragioni per amare quest’isola?!?

 
 


Time to go home now.
 
Hasta luego Formentera.
 
 
 
E questo giro – sapete che c’è? – non la traduco nemmeno in inglese ..
Chi vuol leggere e capire capisca così… 🙂 
 
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