Travel Tips – Yucatan – Mexico

Alla scoperta del Messico, più precisamente Yucatan, Isla Mujeres e Holbox. Ecco il tema del mio ultimo viaggio, di cui vi racconto le tappe qui di seguito, giorno dopo giorno, in modo che possa esservi utile nel caso decidiate di organizzare un viaggio itinerante analogo.

Per ogni stop pro e contro e alcuni consigli logistici utili. Menzione a parte poi per Holbox, che, spoiler, capirete poi che meriterebbe una vacanza a parte.

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Holbox – Yucatan – Mexico

Si parte da Cancun, ecco sotto tutto il mio itinerario.

Day 1

Una giornata di viaggio letteralmente infinita, iniziata alle 2 di notte orario Italia (belli i voli all’alba con ritrovo a Malpensa alle 4 di mattina) e conclusasi alle 22 orario Messico. Con in mezzo varie ed eventuali tra cui uno scalo a Lisbona di sei ore (ndr. l’aeroporto di Lisbona non ha aree di attesa ad eccezione dei gate, rassegnatevi ad accamparvi o a spendere metà della cassa comune in poche ore foraggiando l’unico bar con tavolini, pur di garantirti il posto a sedere), un volo eterno su un aereo dell’anteguerra (Tap Portugal bene, ma non benissimo), una valigia smarrita (ma poi ritrovata per fortuna il giorno dopo, era già in aeroporto ma il personale non l’aveva scaricata…), la ricerca disperata di un cambio ancora aperto a Cancun dopo le 20 (ma conviene nettamente rispetto al convertion rate dell’aeroporto) e quella fallimentare di una schedina telefonica (fatta però velocemente nel primo Oxxo vicino la mattina dopo).

Bastano però il check in hotel a  Cancun, una doccia ristoratrice e una passeggiata nel vicino Parque de Las Palapas, animato da bancherelle di tutti i tipi. per riattivarsi e cominciare ad apprezzare l’atmosfera messicana. L’umore in particolare si risolleva con una prima cena di tutto rispetto da La Habichuela: nel cortile interno illuminato da lucine arrivano in tavolo guacamole, cheviche, fajitas e ovviamente una giusta dose di margarita e mojito per brindare alla conclusione di una giornata che sembrava non finire più ma che si è conclusa nel migliore dei modi.

La Habichuela - Cancun
La Habichuela – Cancun – Mexico

Day 2

La prima giornata di visite inizia dalle rovine di Tulum, a picco sul mare, sotto un sole cocente. Onestamente non meravigliose, soprattutto se paragonate ai siti successivi. Quasi più interessante l’ingresso, decisamente commerciale, ma ricco di negozietti di tutti i tipi, dove potersi sbizzarrire in acquisti, da un teschio ricordo (non poteva mancare fin da subito come mascotte ad accompagnarci per tutta la vacanza!) ad accessori tecnologici e prodotti di farmacia, nel caso si fosse dimenticato qualcosa in Italia.

Tulum - Yucatan - Mexico
Tulum – Yucatan – Mexico

Molto più interessante la seconda tappa: Coba. Pranzo in un ristorantino fuori dall’ingresso principale (a cui non avremmo dato mezzo punto dall’esterno, ma che ci ha proposto piatti messicani davvero niente male) e poi giro per il sito Maya, metà a piedi con la guida presa in loco, metà in bici o risciò fino alla piramide più alta del Quintana Roo.

Coba - Yucatan - Mexico
Coba – Yucatan – Mexico

La giornata si conclude a Valladolid. Check-in in hotel, passeggiata verso il centro cittadino e un’altra deliziosa cena messicana a La Palapita de Los Tamales. Di guacamole e fajitas a fine vacanza ne avremo fin sopra i capelli, ma per ora apprezziamo assai.

Day 3

Sveglia all’alba per essere entro le 8.00 all’appuntamento con Lupito, la nostra guida a Chichen Itza (attenzione che Lupito  non ve lo dice ma vi riserva solo un’ora e mezza, anche se arrivate in ritardo!).

Tre ore di visita al sito tra giro iniziale con la guida, ulteriore giro per foto varie ed eventuali davanti al Castillo in tutte le angolazioni e un’ultima ora buona trascorsa a contrattare calamite, ventagli, teschi, statuine nelle mille mila bancarelle disseminate per tutta l’area interna.

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Chichen Itza – Yucatan – Mexico

Da qui ci si sposta al vicinissimo Cenote Ik Kil, dove si può fare il biglietto omnicomprensivo di spogliatoi, bagno nel cenote e pranzo al ristorante a buffet. Onestamente? Un po’ troppo turistico: una pozza d’acqua con una cinquantina di persone a mollo con giubbotto salvagente, non esattamente quello scorcio paradisiaco che ci si immaginava.

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Cenote Ik Kil – Yucatan – Mexico

[A posteriori di quelli vicino a Chichen Itza sarebbe stato meglio scegliere il Cenote X Cajun, anche questo con possibilità di pranzo a buffet, o il Cenote Yokdzonot, con zipline e ristorante alla carta]

Due ore di auto in una suggestiva strada rettilinea all’interno della foresta e si arriva a Rio Lagartos, pronti per l’escursione in barca al tramonto. Si parte su piccole lance da sei persone ciascuna (schizzi di acqua lagunare annessi, se non volete bagnare lo zaino potete portare la copertura impermeabile), avvistamento di coccodrilli, pellicani, ibis, cicogne…per poi sbarcare su una spiaggia deserta da cui godersi il tramonto (Warning: preparatevi con infradito e telo e anche un costume sotto voleste farvi il bagno).

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Rio Lagartos – Yucatan – Mexico

[l’escursione in barca si potrebbe fare anche di mattina all’alba con – possibile- avvistamento fenicotteri e acque rosa di Las Coloradas…qui va a discrezione del gruppo]

Un perfetto fine giornata con una deliziosa cena a base di pesce da El Perico Marinero: pulpo e langosta freschissimi e cheviche di tutti i tipi con vista sulla laguna. Avremmo volentieri fatto due salti (e un margarita) al bar Las 7 Copas, consigliato per la sua atmosfera da film di Tarantino, ma… abbiamo scoperto che i messicani hanno un concetto di “serata” un po’ sui generis (almeno in questa zona): alle dieci era già bello che chiuso senza più musica!

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Bar 7 Copas – Rio Lagartos – Mexico

Poco male, la stanchezza alla fine del secondo giorno (percepito come ventisettesimo) inizia a farsi sentire e una bella dormita non ce la leva nessuno.

Day 4

Sveglia con relativa calma e colazione al Maleconcito: cortiletto vista laguna con piatti di tutti i tipi, dalle uova strapazzate, bowl di frutta e cereali, smoothie e tante altre proposte che ormai dopo tre colazioni improvvisate all’alba vengono apprezzate ancora di più.

Si parte alla volta di Las Coloradas, dove il mare è letteralmente rosa per la presenza delle saline e la presenza di micro crostacei responsabili anche del colore rosa intenso dei fenicotteri. Si può visitare il sito a piedi oppure con una biciclettata di mezz’ora, con annesse foto di rito davanti a una serie di spot “instagrammabili”. Niente da invidiare alle saline di Marsala, a mio parere, ma come alternativa all’escursone in barca al mattino può andare bene.

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Las Coloradas – Yucatan – Mexico
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Las Coloradas – Yucatan – Mexico

Tappa successiva, due ore e mezza di auto dopo: Izamal, la città gialla. Qui tutti gli edifici possono essere dipinti solo di giallo ed è molto suggestivo camminare tra le viuzze. Vale la pena fermarsi però giusto una mezz’oretta, per qualche foto di rito alle stradine e al sagrato della chiesa di Sant’Antonio da Padova, che dicono essere il secondo più grande al mondo dopo San Pietro (ma non aspettatevi niente di “wow”), evitando se possibile la pausa pranzo perchè oltre a qualche bancarella l’offerta non è molto ampia. A pochi minuti a piedi dalla piazza principale, inoltre, chi vuole può salire fino alla cima della piramide maya da cui si gode di un’ottima vista sulla cittadina e tutta la ragione circostante.

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Izamal – Yucatan – Mexico
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Izamal – Yucatan – Mexico

Due ore dopo (contate sempre tempi più lunghi rispetto a quanto stimato da google maps) si arriva a Merida, la capitale culturale dello Yucatan. Per i colori pastello delle case coloniali del centro (e per una visita della casa del fondatore Fernando Monteyo) meriterebbe di arrivare ancora con la luce, tenetene conto nel pianificare la vostra giornata itinerante. Nel nostro caso la passeggiata avviene solo prima di cena, con il buio, ma la scena serale, e soprattutto lo spettacolo di video mapping sulla cattedrale della piazza principale, lascia comunque un’ottima impressione. Confermata dalla cena tipica messicana a La Parilla Colonial, con tanto di sombrero da indossare per tutti i commensali, scheletri danzanti alle pareti e musica dal vivo. Consigliatissimo.

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Merida – Yucatan – Mexico
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La Parilla Colonial – Yucatan – Mexico
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La Parilla Colonial – Yucatan – Mexico

Day 5

Partenza presto da Merida in direzione Uxmal. Il sito, come già avevo letto sulla guida, è effettivamente molto più bello di Chichen Itza. Più ampio, più edifici da vedere, più “verde” e soprattutto molto meno commerciale, senza tutte quelle bancarelle di souvenir che rendevano meno autentici i precedenti siti. Vale la pena prendere una guida sul posto, che aiuta a conoscere le tradizioni e la simbologia Maya presente in tutte le costruzioni.

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Uxmal – Yucatan – Mexico

A seguire tappa a Becal, famoso per la produzione artigianale di sombrero. Ci fermiamo da Artesaneria Alfredo dove ci mostrano come vengono lavorati i sombrero jipi japa e i sombrero mexicani ed è possibile acquistare cappelli originali (che, ci spiegano, possono essere anche arrotolati ed essere messi in valigia!).

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Artesaneria Alfredo – Becal – Yucatan – Mexico

[A seguire sarebbe stata prevista una tappa al sito archeogico di Edzna, che però, nonostante le raccomandazioni, abbiamo deciso di sacrificare per riuscire ad arrivare a Campeche con la luce del giorno]

Arrivo presto a Campeche per visitare prima il Fort San Miguel, che ospita il piccolo Museo Archeologico, ma soprattutto offre una meravigliosa vista dai bastioni sul Golfo del Messico, e poi il centro cittadino, che con le sue case dai colori pastello e il Malecon ricorda molto l’Havana.

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Belle le bancarelle di prodotti locali nella piazza principale e molto viva la Calle 59 la sera, piena di ristorantini dove cenare e di locali per un drink dopo cena.

La serata si conclude però presto: il giorno dopo ci aspetta una levataccia, ma per la quale dovrebbe valere decisamente la pena.

Day 6

Alzatataccia davvero per partenza alle 4 e meeting alle 7 al sito di partenza per Calakmul. Bisogna infatti lasciare il pulmino con il nostro autista e salire con la guida su un altro pulmino scassato, armarsi di santa pazienza (e Travel Gum!) e fare un’altra ora e mezza fino alla partenza del trekking nella giungla di Calakmul. Circa due ore in totale per il giro breve (basta e avanza visto il caldo e l’umidità!) tra avvistamenti di scimmie e pavoni (dicono anche giaguari ma noi non siamo stati fortunati) e scalate di piramidi Maya (le uniche su cui ci si possa arrampicare in tutto lo stato). La fatica vale la pena perchè dall’alto la vista su tutta la biosfera circostante è meravigliosa.

[A posteriori si sarebbe potuto dormire anche a Xipujil, più vicino di un’oretta e mezza alla partenza per Calakmul, ma questo ci avrebbe impedito la serrata a Campeche che a detta di tutti è stato il paesino più vivo e carino.]

Arrivo nel tardo pomeriggio a Bacalar: finalmente davanti alla laguna dei sette colori si respira aria di mare e vacanza, la parte più stancante del viaggio è finita!

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Laguna Bacalar – Yucatan – Mexico

La giornata si conclude con un passeggiatina tra i negozietti del centro e poi una piacevolissima cena con pesce alla griglia e musica dal vivo a La Catrina, un ottimo inizio per le nostre serate relax!

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La Catrina Bacalar – Yucatan – Mexico

Day 7

Il risveglio all’hotel Laguna Bacalar affacciato sulla laguna e suoi sette (ma direi anche mille) colori fa già presagire bene sulla giornata.

Ci si sposta subito verso il punto di partenza della nostra escursione in lancia (ce ne sono tantissime, noi l’avevamo fatta prenotare il giorno prima dall’autista del pulmino) e le due ore successive trascorrono navigando in acque azzurre e turchesi, con pit stop al Cenote Negro e al Cenote Esmeraldo e una nuotata nello stretto dei pirati.

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Laguna Bacalar – Yucatan – Mexico
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Laguna Bacalar – Yucatan – Mexico

Tornati in hotel per una doccia rapida e chiudere le valigie, decidiamo di concederci un pranzo con vista in uno dei ristorantini affacciati sulla laguna. Consigliatissimo il Fruta del Mar Baluartes: piatti pesce fresco, fraschissimo su palafitte e qualche foto di rito sulle amache con sfondo turchese sono il boost perfetto prima di ripartire alla volta di Porto Juarez, a Cancun, da dove prenderemo il traghetto per Isla Mujeres.

[Nel programma qui ci sarebbe stato uno stop al Cenote Dos Ojos o Casa Tortugas – quest’ultimo suggerito dall’autista perchè meno turistico e più particolare – abbiamo però deciso di restare un po’ di più a Bacalar e poi andare diretti a prendere il traghetto perchè bisogna comunque contare cinque ore di auto da Bacalar a Porto Juarez e siamo comunque arrivati sull’isola quasi alle nove di sera]

A Isla ci sistemiamo al bellissimo Nomads Hotel & Beach Club, con camere immense e di design (alcune con vista sul mare, altre no, ma sono anche quelle più nuove e spaziose) e ceniamo davanti al ristorante giapponese Samura. Non esattamente tipico, ma la decisione è stata forzata dall’orario (strano ma vero, in Messico i ristoranti alle dieci e mezza già chiudono) e dalla pioggia tropicale che ha deciso di abbattersi proprio nell’istante in cui eravamo pronti. Poco male: dopo giorni di guacamole e fajitas, un buon pokè (ed erano veramente buonissimi!) non è stato disdegnato da nessuno.

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Samura – Isla Mujeres – Mexico

Day 8

Finalmente una giornata di “liberi tutti” e relax. Sveglia lenta e colazione (lentissima, ma ormai ai ritmi messicani siamo abituati) al ristorantino davanti al nostro hotel. Poi prendiamo un taxi fino a Playa Norte, che ci avevano descritto come la spiaggia più bella e wild dell’isola. Ecco, non esattamente: sembra un po’ la Riccione messicana, piena di gente anche in mare, alghe e acqua non limpidissima, ma va comunque benissimo per una giornata di sole e libro. Alcuni vanno a piedi dalla spiaggia a fare un giretto tra i negozietti in centro (nulla di imperdibile a dir la verità) e spiluccano mango dai carrettini disseminati ovunque, altri si ordinano un cheviche in uno dei ristorantini vista mare. Al ritorno in hotel ci aspetta una situazione niente male con aperitivo e musica in spiaggia, ospiti che socializzano bevendo drink direttamente in piscina e il sole che ci tramonta davanti. Consigliatissimo come hotel non solo per la qualità delle camere ma anche per l’atmosfera che si respira e il tipo di frequentazione easy e internazionale.

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Nomads Hotel & Beach Club – Isla Mujeres
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Nomads Hotel & Beach Club – Isla Mujeres

Per cena ci spostiamo in centro, in Avenida Hidalgo, la via dei localini. Cena da Lola Valentina, molto carino, e poi due passi fino alla piazza principale per assistere allo show di balli locali. L’afa e umidità però ci uccidono, meglio rientrare alla spiaggetta del nostro hotel che si conferma essere il luogo migliore (e piu arieggiato) dell’isola.

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Nomads Hotel & Beach Club – Isla Mujeres

Day 9

Anche oggi sveglia relativamente presto con ritrovo al porticciolo di Isla da dove parte l’escursione per gli squali balena.

Un’ora di navigata in mare aperto (munitevi di Travel Gum o braccialetti per affrontarla con meno disagi possibili) e poi si arriva in the middle of nowhere, nessun’isola o terraferma all’orizzonte, ma tanti squali balena (enormi!) con cui nuotare, ovviamente immortalati dalla go pro del capitano che poi ci venderà foto e video cari come il fuoco, ma vuoi non portartelo a casa un ricordo di quando nuotavi a fianco di uno squalo balena lungo sui quattro metri? 😉

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Whale Shark – Isla Mujeres – Mexico

Al rientro ci si ferma al largo di Playa Norte per un pranzo in barca a base di sandwich e un ceviche freschissimo preparato dal capitano in fronte ai nostri occhi.

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Playa Norte – Isla Mujeres – Mexico

La nuotata con pinne stanca, quindi per il pomeriggio c’è chi resta a Playa Norte e chi rientra in hotel per un libro sul molo o un drink sui comodi lettini del ristorante Botànico, dove prenotiamo anche per cena.

La serata infatti continua al Nomad con party raggaeton in spiaggia (fino all’una di notte, abbiamo ormai imparato che gli orari messicani non hanno nulla a che vedere con quelli spagnoli ed è già una rarità che un locale vada oltre la mezzanotte).

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Botanico – Nomad Hotel – Isla Mujeres – Mexico

Day 10

Ultima colazione al Nomads a base di bowl di frutta e cereali o pancake e poi si ritorna al porto di Isla. Ci aspettano mezz’ora di traghetto per Cancun, due ore e mezza di pulmino per Chiquilà e altri venti minuti di traghetto per Holbox.

A posteriori ci saremmo dovuti andare ben prima a Holbox: isola molto più piccola e wild, stradine infangate (non considerate altre paia di scarpe se non infradito in plastica!), murales colorati in ogni angolo, localini pittoreschi, sia sulla via principale che in spiaggia, e tantissimi negozietti finalmente ricchi di tshirt, cappellini e souvenir che vale la pena comprare.

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Holbox – Mexico

Dopo il check all’Hotel Bohonito (camere di design super spaziose a pochi passi dalla via principale) iniziamo subito la nostra vita isolana con un late lunch all’Amaite Beach Club: tacos e poke bowl deliziose in spiaggia con musichina super rilassante in sottofondo.

Dopo una prima passeggiatina per il centro, ad ammirare sia i murales sparsi su quasi tutte le pareti delle case che i negozietti locali (che verrebbe voglia di svaligiare tutti!), per cena prenotiamo la terrazza del Combi, localino tipico con cucina messicana (ottimi i burrito, i tacos e il pescado a la plancha), musica dal vivo e clienti che ballano tra una portata e l’altra.

Il vero spirito dell’isola però emerge dopo cena, all’Hot Corner, punto di ritrovo serale dell’isola: anche qui musica caraibica dal vivo, ma anche gente che balla in mezzo all’incrocio davanti al locale. A mezzanotte ci si sposta al Bikini Bottom con dj set in spiaggia.

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Hot Corner – Holbox – Mexico

Bastano queste prime ore per capire la magia di quest’isola e desiderare di fermarsi ben più del previsto.

Day 11

Già consapevoli che a Holbox bisognerebbe rimanerci almeno una settimana, intanto ci si impegna per sfruttare al massimo l’ultimo giorno e mezzo sull’isola.

A partire da una colazione spaziale al Painapol, localino sulla via principale dove prepara o bowl di frutta e granola con tutte le basi colorate possibili. La mia Green con crema frozen a base di banana, latte di mandorla, spinaci e spurulina è pazzesca.

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Painapol – Holbox – Mexico

Poi si cammina a piedi dal centro lungo la spiaggia fino a Punta Cocos. Ci vorrebbero quaranta minuti, ma con i mille stop per fare foto al mare caraibico, alla spiaggia deserta e agli hotel e localini meravigliosi affacciati sulla passeggiata se ne impiegano ben di più. All’arrivo ci si piazza sui lettini del chiosco di Punta Cocos, dove Carlos, il simpaticissimo gestore, prepara cheviche freschissimo per pranzo e il pomeriggio si trascorre in super relax tra nottate al largo in un’acqua finalmente limpida e letture sui lettini vista mare o sulle meravigliose amache piantate direttamente nell’acqua. Il tutto ovviamente cullati dalla musica lounge di sottofondo, perchè, ormai l’abbiamo capito, in quest’isola la musica è in ogni angolo.

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Holbox – Mexico
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Holbox – Mexico

Aperitivo al tramonto in uno dei localini lungo la passeggiata lungomare di rientro (niente male sia il Cafè del Mar che l’Amaite, dove anche la cena vale la pena: scelta tra piatti messicani, poke o sushi, al lume di candela sul molo privato o in spiaggia, con accompagnamento di musica dal vivo).

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Amaite – Holbox – Mexico

Con il buio ci aspetta l’ultima esperienza “organizzata” del viaggio: l’escursione in quad per andare a vedere la bioluminescenza (immergendosi in acqua al buio, si attiva il plancton luminescente e sembra di il corpo decorato di brillanti) e un cielo stellato da ricordare.

Il tour è organizzato da diversi baracchini in centro, ma se si vuole vivere un’esperienza più selvaggia e autentica basta andare a Punta Cocos dopo mezzanotte, quando non c’è più nessuno, camminare con la torcia fino alla baia a fianco e immergersi in autonomia nel silenzio più assoluto. Assolutamente indimenticabile.

La serata si conclude nuovamente tra Hot Corner e Bikini Bottom. Il bello di quest’isola è che si vive proprio una vita da vacanza, con tutti che si ritrovano negli stesso locali guidati dal leit motiv della musica.

[altre alternative sarebbero il Tribu, con jam session quasi tutte le sere, e il Salma, con dj set più “cittadino”…ma ce li teniamo per la prossima vacanza a Holbox]

Day 12

Sveglia all’alba per l’ultima giornata sull’isola. Camminata di circa un’ora dal centro fino a Punta Mosquito lungo la spiaggia, prima costeggiata di boutique hotel, beach club e ristorantini, poi sempre più wild, fino a diventare proprio riserva naturale. Si arriva in una laguna dove a volte al mattino presto si possono vedere i fenicotteri. Noi ci accontentiamo delle cicogne e della vista meravigliosa, con il mare calmissimo tinto di mille sfumature di azzurro e turchese. Il rientro più suggestivo si fa immergendosi in mare (l’acqua non arriva più in alto dei fianchi) fino alla secca e rientrando camminando su questa strisxia di sabbia tra le acque cristalline.

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Punta Mosquito – Holbox – Mexico

In tutto sono più o meno otto chilometri. Inutile dire che, per riprendersi dalla sfaticata a stomaco vuoto e soprattutto per spendere gli ultimi pesos messicani in qualcosa di veramente godurioso, la tappa obbligata poi è la colazione da Painapol. Ancora bowl e jar a base di creme di frutta e granola, ma adocchiamo anche piatti di avocado toast e uova da far venire l’acquolina in bocca.

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Painapol – Holbox – Mexico

È l’ora di partire, ma sappiamo già che sarà un arrivederci, per lo meno per la parte di Holbox. Qui sarebbe da venire proprio una settimana intera con volo su Cancun dall’Italia e poi subito traghetto per l’isola. Magari in uno degli hotel design che ho visto lungo la spiaggia durante la camminata versa Punta Mosquito (Nomade, Las Nubes, Villa Flamingos, Blue Holbox, Aldea Kuka) e scoprendo sera dopo sera i vari ristorantini sul mare.

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Holbox – Mexico

Hasta pronto Mexico.

PS. Se volete farvi un’idea migliore del tutto, vi consiglio di guardare anche le storie in evidenza sul mio profilo Instagram. E contattatemi pure via email o direct nel caso vogliate maggiori consigli o i contatti diretti delle guide locali che mi hanno organizzato le varie escursioni.